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Per guanciale, erba 4

01-06-2010 @ 09:04,Kusamakura,Giancarlo, Commenta - 0

Oggi è il mio compleanno, ed ho deciso di regalarmi un po' di tempo per finire il quarto capitolo della traduzione del Kusamakura. Nonostante i numerosi dialoghi, il capitolo non è facile. Souseki ricorre molto spesso a frasi idiomatiche e a costruzioni molto articolate. C'è voluto un po' di impegno per districarsi, ma alla fine penso di aver ottenuto un buon risultato.

Ho anche riadattato alcune parti del terzo capitolo (un paio di frasi) che si agganciano al quarto. Pubblico qui i link a tutti i documenti per comodità dei naviganti:



Buona lettura!


Silenzio

12-15-2009 @ 07:53,Attualità,Giancarlo, Commenta - 0

Ho pensato a lungo se scrivere qualcosa o no riguardo alla recente aggressione al Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana.

Ma ho deciso che la cosa migliore che posso fare è tacere. Ma sia questo un silenzio pieno, e non una mancanza di commento. Sia questo il rumore del silenzio che assorda e acquieta. Non il silenzio passivo della vigliaccheria e della svogliatezza, bensì il silenzio attivo dello sdegno e della coscienza.

Basta.

Sono stanco di luci, suoni, immagini in movimento, parole sensate, parole insensate, mistificazioni e realtà, sono stanco anche di distinguere. La realtà della mistificazione (essa esiste, è dunque reale pur essendo irrealtà) mi ha stordito, così come la mistificazione della realtà. Ho la nausea.

E allora, silenzio sia.

Ché, onestamente, è tutto ciò che questa faccenda merita.


Goedel e l'incompletezza di Dio (pt.2)

12-12-2009 @ 17:08,Filosofia,Giancarlo, Commenta - 0

In questa parte, tratteremo l'origine della "scienza della complessità" e delle sue caratteristiche fondamentali, di come proceda e di come si differenzi dalla scienza assiomatica.

Eravamo rimasti all'introduzione della meccanica quantistica, che per prima, propone l'idea che esistano grandezze non conoscibili non tanto per la difficoltà di essere misurate, o per l'inadeguatezza dei mezzi sperimentali di misurazione; insomma, non per una limitatezza dei nostri strumenti. Esistono grandezze non conoscibili poiché esse non hanno senso. Non esistono nella realtà fisica.

In particolare, il principio di indeterminazione stabilisce che è impossibile conoscere con precisione contemporaneamente il valore di due variabili correlate che definiscono l'esistenza fisica di un quanto: la sua posizione ed il suo vettore di direzione. Inoltre, queste due grandezze, seppur conosciute, sono espresse in termini di probabilità, e non in termini di misura puntuale.

Fino ad Einstein, incluso, vale la teoria "atomistica" di origine greca, di cui abbiamo parlato nella prima parte: dividendo la materia in parti sempre più piccole, si arriverà a un punto in cui non è più possibile dividere oltre, e quello è l'a-tomos filosofico. Con la meccanica quantistica, la natura della materia elementare cambia radicalmente. Possiamo arrivare fino ad analizzare un punto infinitamente piccolo dello spazio, un non-atomo la cui dimensione è un così detto epsilon piccolo a piacere. E la cosa stupefacente è che la meccanica quantistica ci informa che in questo spazio infinitamente piccolo c'è esattamente niente, o meglio, una probabilità infinitamente piccola di esistenza.

Se allarghiamo lo spazio di cui vogliamo sapere qualcosa, ecco che aumentano le probabilità di esistenza. Se lo spazio preso in considerazione è abbastanza ampio, la probabilità che una particella elementare vi si trovi all'interno è molto vicina alla certezza... senza mai esserlo; a meno che spazio considerato sia l'intero universo.

E la stessa cosa vale per il tempo. Se noi potessimo avere una macchina fotografica quantistica, e scattassimo un'immagine ferma nel tempo, in un preciso istante di tempo lungo epsilon piccolo a piacere, vedremmo il nulla, o meglio una probabilità di esistenza infinitamente piccola. Estendendo il tempo di osservazione, aumenta la probabilità di verificare un'esistenza, fino ad avere un valore vicino alla certezza quando il tempo è infinito. La certezza di esistenza si ha solo con un tempo infinito: un'eternità. Torneremo su questo punto nella terza parte.



Segue...

White christmas

11-22-2009 @ 05:57,Politica,Giancarlo, Commenta - 0

Credevo fosse uno scherzo.

Accendo la televisione, per caso (non la guardo mai, la uso come sottofondo quando mi faccio un caffè), e sento parlare di questa cosa in un talk show urlatorio che va tanto di moda. Ovviamente spengo: le urla e la voce dei politici (felice il giorno in cui tutti i locali pubblici appenderanno un cartello con sopra scritto "qui non serviamo giraffe, serpenti e politici") mi infastidiscono più di un gesso che graffia la lavagna. Ma mi resta nella testa questa parola "white christmas" legato a un tema di razzismo.

Faccio un salto sul blog di Luttazzi, così, giusto per ridere e fare un po' di bile, ma un commento di un utente, a quanto pare cittadino di Coccaglio, sgrammaticato e pieno di "ke" al posto di "che" mi informa che si tratta di una carognata. Cerco "white christmas" su Google, e come prima voce esce questo articolo di repubblica.

A quanto pare, questa cosa chiamata "white christmas" è una specie di iniziativa di rastrellamento degli immigrati irregolari. Un cittadino bresciano di questo paesello dice che funziona così: "Ti spediscono una lettera, se non rispondi entrano in casa, vedono se hai clandestini".

White chirstmas. Un natale fra bianchi. Ho i brividi e il vomito.

Al generale cardinale Bagnasco non è piaciuto l'accostamento fra il tema religioso e l'iniziativa da stato di polizia. Dice che l'accoglienza è nel DNA della Chiesa. Un po' come lo sterminio e la distruzione sistematica, e quando impossibile, la contaminazione di ogni cultura differente. Strano, i promotori dell'iniziativa si sono dichiarati "ferventi cristiani". Evidentemente, i moniti delle autorità ecclesiastiche non sono abbastanza convincenti; o tutta questa accoglienza in tutto questo DNA, ai fedeli, non è proprio giunta.

Sarà un difetto genetico.



Crocifissi

11-08-2009 @ 05:58,Filosofia,Giancarlo, Commenta - 0

Come mi sono antipatici quelli che confondono i principi con i mezzi, e i mezzi con i fini!

I crocifissi non sono un valore. Sono due pezzi di legno incastrati perpendicolarmente. Al limite, possono rappresentare uno o più valori, e sono i valori quel che conta, non la loro rappresentazione. Per trasmettere un valore, esiste un solo modo: condividerlo nei fatti, e con le proprie azioni.

Ma mi sono molto più antipatici quelli che monopolizzano i principi. Come se principi universali e fondanti l'animo umano da molto più tempo della comparsa delle prime religioni fossero in realtà commerciabili dai mercanti che vestono la toga in un qualche tempio.

Come se esistesse un solo tipo d'amore, e che l'unico amore legale fosse quello sancito per delibera papale.

Che i crocifissi stiano in Chiesa, giacché i nostri principi vanno ben al di là e oltre la semplice rappresentazione di un segno di parte.

Ridere

10-28-2009 @ 07:21,Generale,Giancarlo, Commenta - 0

Ridere è una cura; è parte della guarigione.

-- Tiziano Terzani.