Per guanciale, erba 4
Oggi è il mio compleanno, ed ho deciso di regalarmi un po' di tempo per finire il quarto capitolo della traduzione del Kusamakura. Nonostante i numerosi dialoghi, il capitolo non è facile. Souseki ricorre molto spesso a frasi idiomatiche e a costruzioni molto articolate. C'è voluto un po' di impegno per districarsi, ma alla fine penso di aver ottenuto un buon risultato.Ho anche riadattato alcune parti del terzo capitolo (un paio di frasi) che si agganciano al quarto. Pubblico qui i link a tutti i documenti per comodità dei naviganti:
Buona lettura!
Per guanciale erba, 3
Finalmente, con un paio di mesi di ritardo, riesco a pubblicare la mia traduzione del terzo capitolo del Kusamakura.A parte impegni costanti che mi hanno impedito di lavorare per lungo tempo su questa traduzione, il terzo capitolo presenta un livello di difficoltà notevole, e mi ha tenuto occupato per diverso tempo. Quasi ogni frase è fiorita di termini oggi desueti, quando non esplicitamente coniati dall'autore, o tratti da altre opere letterarie precedenti. Ogni paragrafo richiede una approfondita ricerca e incroci fra varie e differenti fonti sia dal punto di vista sintattico che semantico. Molto spesso, i discorsi sono articolati in frasi correlate ma non subordinate, e fanno pesantemente leva sul contesto creato dalle frasi circostanti. Inoltre abbondano gli haiku, tutti tradotti in metrica come nei capitoli precedenti.
Al di là della difficoltà, si tratta di un brano splendido, tanto che potrebbe giustificare esso stesso da solo l'esistenza dell'intera opera. In questo brano si concentrano, si intrecciano e si dipanano tutte le tematiche care a Souseki, e vengono gettate le basi per la costruzione del resto del racconto. Il tutto condensato in nove pagine, in cui non c'è proprio lo spazio per annoiarsi.
Capitolo 3 - PDF.
Buona lettura!
Ho caricato la versione rivista con qualche approfondimento sulla composizione di alcuni Haiku e piccole correzioni.
Per guanciale, erba - 2
Ecco qui il secondo capitolo del Kusamakura. La traduzione di questo capitolo è stata abbastanza complessa; ho voluto trovare le fonti originali di opere che sono state citate dall'autore, e si tratta di materiale complesso. Inoltre, bilanciare e pesare adeguatamente i termini e rendere le strutture del "Giapponese moderno" di inizio secolo scorso ha richiesto uno studio piuttosto approfondito.Nel complesso, sono abbastanza soddisfatto del risultato; nei prossimi giorni proverò a rileggere il tutto con distacco e vedere se sono necessarie ulteriori modifiche.
Per guanciale, erba
AggiornatoIl "Kusamakura", conosciuto col nome di "Guanciale d'erba", di Natsume Souseki, è un'opera molto importante che segna la transizione della letteratura Giapponese all'era moderna.
Lessi tempo fa la traduzione Italiana ad opera di Lydia Origlia, e rimasi piuttosto freddo. Onestamente, non mi piacque. Studiando il Giapponese in un secondo tempo, e leggendo brani di Souseki in lingua originale, mi resi conto che il suo modo di scrivere era ben diverso da quello freddo, altero e distaccato che avevo letto nel "Guanciale d'erba". Iniziai quindi una ricerca personale, e mi resi conto che la traduzione in Italiano aveva perso davvero molto del contenuto originale; soprattutto, era infarcita dell'idea che si aveva del romanzo in occidente, ossia, che si trattasse di una "analisi della condizione dell'artista nel Giappone di inizio del secolo."
Si tratta di una definizione affibbiata al Kusamakura dai primi critici inglesi che erano entrati in contatto con l'opera negli anni '30, e ne avevano avuto una visione assai parziale.
Il romanzo è edito nel 1906, e oggi è in dominio pubblico, tanto che sono disponibili gli originali in giapponese, scaricabili direttamente su internet, ad esempio tramite l'ottimo progetto Aozora, da cui ho scaricato una delle copie di lavoro, che potete scaricare qui. E' quindi possibile per chiunque pubblicare e tradurre liberamente l'opera.
È così facile fraintendere le sottili allusioni e gli ammiccamenti di Souseki (chiari però per i Giapponesi) che sul sito dell'editore dell'unica traduzione italiana è scritto:
Si "legge" con evidenza l'epoca in cui questo romanzo è stato scritto. Isolata a lungo dal resto del mondo, la cultura giapponese sino alla prima metà del XIX secolo aveva avuto rapporti pressoché esclusivamente con quella cinese. Quando comparve all'orizzonte la tradizione occidentale, l'impatto fu particolarmente forte. Natsume Soseki ne fu anch'egli molto influenzato, ma evidentemente ne ebbe anche un rifiuto, alla ricerca di quelle che erano le vere radici del Giappone culturale, concettualmente molto lontane da quelle degli occidentali.
Non è affatto così. Questo giudizio potrebbe essere dovuto, forse, ad una lettura superficiale di alcune frasi del primo capitolo, o ad alcuni accenni fugaci nei capitoli seguenti a cui è stato dato un peso e un significato ben diverso da quello originale. Invece, Souseki è un autore al di là dei particolarismi nazionali, e vede oltre la distinzione fra "occidente" e "oriente"; ma il suo personaggio no, e alle volte cade in distinzioni molto discutibili (e che Souseki stesso mette in discussione attraverso riferimenti che potevano essere facilmente colti dai suoi lettori). Addirittura, in alcuni brani, usando una figura retorica cara agli orientali, Souseki rimprovera ai suoi connazionali comportamenti che imputa agli occidentali, ma è chiaro dal contesto e dai riferimenti che sta applicando il principio conosciuto come "additare il gelso per maledire la sofora". Parla dei vizi di Caio a Sempronio, ma non è di Caio che si lagna; lascia che Sempronio capisca che i rimproveri, in realtà, sono per lui. Non solo: tutto questo è assolutamente secondario. Si tratta solo di un piccolo inciso, un en-passant che l'autore coglie per il gusto di cogliere. Il Kusamakura è ben altro.
È la crescita interiore di un ragazzo di trent'anni che vuole ergersi al di fuori e al di sopra degli altri, vuole ammirare la vita terrena da lontano, non tanto per amore di essa, ma in parte per presunzione, in parte per paura, in parte per disgusto. Sebbene si renda vagamente conto di non essere in grado di farlo, incontra una donna che semplicemente con la forza della sua vita normale gli insegna che la vita va vissuta dall'interno; solo così è bella, seppur amara, seppur triste, ma pur sempre splendida. Finché è vita vissuta, finché è vita vera, là dove si decide di viverla così com'è, e se ne assapora ogni momento, ogni "luce e ombra" che il protagonista senza nome voleva fuggire, solo allora diventa realmente sublime.
Tradurrò il testo un capitolo alla volta, cercando di produrne puntualmente un capitolo al mese. Il primo, assieme alla mia introduzione, è qui:
Per guanciale, erba. Capitolo 1
