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Propaganda decerebrale

12-12-2010 @ 12:42,Piccolo manuale,Giancarlo,

Queste spassose interviste ad opera di un giornalista del Fatto Quotidiano (Franz Baraggino) in occasione della recente manifestazione del Popolo della Libertà a Milano sono da antologia della psico-sociologia moderna.



Alla domanda "cosa ne pensa dei deputati di altri schieramenti che hanno deciso di votare la fiducia al governo, ad esempio, dei dipietristi?" -- o in altre parole, "cosa ne pensa di quelli che aiuteranno il governo pur non facendo parte dello schieramento di governo?", gli intervistati rispondono candidamente snocciolando le più terribili maledizioni.

Alla parola "altri schieramenti" scatta automaticamente lo sdegno. Alla parola "dipietristi" scatta la risposta.

Una risposta coerente sarebbe qualcosa come "sono contento che si siano ravveduti" oppure, arduo a dirsi coerente, ma almeno contestuale, "hanno capito che l'amore vince sull'odio".

E invece, gli intervistati non considerano minimamente la domanda. Non considerano nemmeno il suo significato. Utilizzano un filtro cognitivo che li obbliga a rifiutare l'informazione che stanno ricevendo. Scatta un rifiuto automatico, totalmente irrazionale e immotivato, nei confronti dell'informazione che stanno ricevendo.

La cosa agghiacciante è che il meccanismo, come il video evidenzia, funziona anche su soggetti il cui livello culturale è intorno alla media. Anzi, persino la signora Brambilla, le cui capacità intellettive superano sicuramente la media del suo audience, risponde in modo confuso e improprio. Dal fatto che la risposta non è strumentale, si comprende che il suo fraintendimento non è volontario. Nel suo caso, aveva forse in mente una risposta preconfezionata, che è scattata automaticamente al momento in cui ha percepito le parole-stimolo chiave. Fatto sta che pur essendone co-artefice, anche lei è in parte vittima del condizionamento.

Queste persone hanno subìto un invasivo lavaggio del cervello che le ha private di ogni capacità critica nei confronti dell'argomento trattato. Almeno limitatamente all'argomento in esame, non sono più in grado di intendere e volere: la loro capacità mentale è stata compromessa attraverso una costante e ben organizzata attività di propaganda tesa a ridurre, e possibilmente azzerare, la capacità critica del target.


Menzogna e realtà

09-26-2009 @ 02:16,Piccolo manuale,Giancarlo,

嘘はそれを嘘だと知るまでは真実だ。
嘘から真実を見ぬくことは正しい事かもしれんが、
それが幸せを呼ぶとは限らない。

Uso wa sore wo uso to shiru made wa shinjitsu da.
Uso kara shinjitsu wo minuku koto wa tadashii koto kamoshiren ga,
sore ga shiawase wo yobu to wa kagiranai.


Le menzogne, fintanto che non le riconosci come tali, sono realtà.
Forse, distinguere le menzogne dalla realtà è la cosa giusta ma,
questo non basta a dire che è una cosa che può rendere felici.

Ergo Proxy


Sempre più uguali ai cinegiornali

12-02-2008 @ 00:57,Piccolo manuale,Giancarlo,

Prendete un cine-giornale della fine degli anni '30. Si trovano su yutube, se non ne avete mai visto uno ritrasmesso dall'Istituto Luce sulla Rai. Prendete il TG5 di ieri sera (dove ieri = x). Gerarchi in visita presso i gloriosi stabilimenti di eccellenza Italiani, che lodano l'italica operosità. Eminenze religiose che appoggiano l'operato del governo e ammoniscono di operare ancora meglio. Notizie futili estese a minuti e minuti.

Le differenze fondamentali sono due. La prima è la musica; non c'è musica nei servizi del TG5. L'altra è la cronaca nera, assente nei cine-giornali. Infatti, i cine-giornali avevano lo scopo di rassicurare, mentre i tele-giornali di oggi hanno aggiunto a questo scopo la necessità di spaventare. Il regime fascista mostrava solo la carota; il bastone lo usava discretamente. Il regime corrente, che come buona massoneria conviene, non si rivela troppo, e che quindi non ha un nome, mostra un bastone che altri impugnano (i criminali, gli immigrati cattivi, i folli della porta accanto ecc.) e la carota, la via di uscita e di redenzione, che sta nel potere politico (per quanto riguarda il lato materiale) e in quello religioso (per quel che riguarda il lato spirituale).

Pure il tono e la cadenza degli speaker si stanno avvicinando.

E, da ieri sera, è partita la crociata ufficiale contro internet. Non usatela troppo. Anzi, meglio se non la usate. Tanto, le cose buone dal mondo ve le raccontiamo noi. Non fidatevi, che sono tutte fandonie, e poi è un covo di pedofili, e il computer è un orco cattivo, da non lasciare in mano ai propri figli, e se non state attenti, vi rubano pure l'identità, e il portafogli...

Viene quasi strano pensare che non esiste un bit su internet che non sia cultura umana. Che non sia un nostro prodotto. Quel che c'è di bene e di male è tutto farina del nostro sacco, siamo solo noi, forse amplificati, forse messi in risonanza, ma certo non viene da un altro pianeta. Da bambino vidi un bellissimo cartone animato, un "singleton" americano, non una parte di una serie. Una piccola opera d'arte, all'americana, ma decisamente bella, che durava meno di 10 minuti; e in più tutto in rima. Era un processo alle automobili, dove un avvocato arrogante le accusava di essere pericolose e causare disastri; alla fine l'avvocato della difesa, un omino piuttosto buffo di fianco alla torreggiante figura dell'accusa, riusciva a dimostrare che dentro alle automobili c'era un uomo, e che quello era il vero colpevole.

Tanta saggezza, che vorremmo che tutti i bambini vedessero, uccisa da un gatto e un topo che si fanno allegramente a fettine...

"Non sapete quant'era complesso prima..."

09-09-2008 @ 13:15,Piccolo manuale,Giancarlo,

"... ma io l'ho reso semplice per voi."

La prima volta che ho incontrato questa formula è stato in Dianetics di L. Ron Hubbard. Avevo sedici anni, e mi rimasse molto impressa la sensazione di "allerta" che mi lasciò, e che mi permise di vedere con occhio critico quello che fino a quel momento mi era sembrata un'idea interessante.

Il modello "psicologico" di Dianetics si fonda su una scala di "purezza" spirituale (coloro che usano correttamente le tecniche spiegate nel libro vengono definiti "clear") che ha quattro livelli "operativi". Chi usa il metodo è inquadrato in uno dei quattro livelli in base ad alcune metodologie di rilevamento abbastanza "oggettive", come semplici reazioni a situazioni comuni che ognuno può sperimentare facilmente; ad esempio la frustrazione per non aver trovato un parcheggio, tralasciamo il fatto che queste reazioni sono oggettive nella presenza o nell'assenza, ma non nell'intensità; cioè, in realtà chiunque può sentirsi frustrato o meno, o essere indotto a credere che la propria reazione è "più frustrata" del normale, o di quanto potrebbe essere con un adeguato controllo (tornerò su questo punto in seguito). Quello che mi interessa ora è il fatto che il passaggio da uno stadio a quello successivo è guidato da semplici regole di "transizione", e può essere ottenuto attraverso la messa in pratica di semplici accorgimenti.

Scientology si vende per scienza, e in Dianetics si scrive costantemente di formule e di metodi matematici, ma delle formule stesse neanche l'ombra. Anzi, verso tre quarti, mentre si evidenza che i principi di passaggio attraverso gli stati di purezza sono "semplici", in una nota a margine è scritto più o meno (vado a memoria): "Avreste dovuto vedere come erano complesse le equazioni, prima che le semplificassimo e ottenessimo questo metodo."

Avevo letto avidamente il libro in cerca della sempre promessa esplicazione del passaggio dalle "formule" al "metodo", dai "numeri" alla "spiegazione", ed ecco che tutto si riduceva in "le formule all'inizio erano troppo complicate per voi; le ho ridotte e ho capito che questo metodo-non-matematico ne incarnava l'essenza, e ho scritto un libro per spiegarvi il metodo".

Le pseudo-scienze sono le prime clienti di questa formula, che funziona abbastanza bene e spesso (a tre quarti di un "metodo" che sembra coerente e "suona" giusto, e che magari ha già "convinto", molti non hanno più voglia di discutere delle sue basi matematiche, o della loro esistenza), ma non sono le uniche. Spesso, questo slogan viene tirato in ballo anche dalla politica, che da dei numeri approssimativi, inventati o letti con un taglio favorevole, e di fronte alla richiesta di spiegazione da parte di giornalisti o intervistatori, spiega che si tratta di numeri che escono fuori da "studi altamente scientifici", o da "un panel di esperti che ha studiato a fondo il problema", o da "complesse formule (di matematica finanziaria)."

Non ci cascate. Chi vi dice che c'è una matematica e si rifiuta di mostrarvela vi sta solo ingannando. Un metodo non richiede matematica per essere scientifico, ma un metodo scientifico non è una semplice accozzaglia di buone intuizioni. Le intuizioni possono essere giuste, e nei casi giusti, lo sono, ma chi è conscio di avere avuto una buona intuizione e non vuole ingannarvi, e non vuole vendervela, non cercherà di spacciarla per un'idea scientifica.

Ti sei distratto solo un istante

08-18-2008 @ 16:27,Piccolo manuale,Giancarlo,

È una tecnica di manipolazione che viene utilizzata quando si vuole enfatizzare un fatto in se', cercando di sviare l'attenzione dai contenuti.

Consiste nel riportare le opinioni, le interviste, le conclusioni e quant'altro riguarda una notizia o un fatto che viene accennato solo brevemente. Si accenna ad un fatto, indicando semplicemente, che "è successo" e "la notizia è già stata riportata da tutti i giornali/telegiornali/mezzi di informazione/blog internet" o semplicemente che il fatto è sulla bocca di tutti. Si va quindi subito dritti alle conclusioni, o si esprimono giudizi di merito e sentenze sfiorando appena l'argomento.

Se la cosa viene fatta con garbo e stile, il fruitore della notizia prova la sensazione che il mondo si è mosso senza di lui, magari proprio durante l'edizione della notte degli ultimi telegiornali. Se l'atteggiamento della fonte è sufficientemente violento, chi riceve il messaggio si sente talmente a disagio nei confronti delle informazioni che gli mancano che cerca di ricostruirle disperatamente a partire dalle poche informazioni di base che vengono fornite nel messaggio, e la sola idea di cercare fonti dirette più approfondite gli è spiacevole.

È un po' come quando ci interrogavano da bambini e cercavamo di intessere un discorso qualsiasi, aggrappandoci a quel poco che ricordavamo, per non fare scena muta. Qui il ruolo di censore viene affidato a noi stessi, e nel momento in cui riusciamo a capire qualcosa di quello che è successo, ci culliamo nella soddisfazione di quel "6" striminzito; scavare più a fondo potrebbe peggiorare il voto, meglio lasciar perdere.

In questo modo di fare informazione è latente, ma sempre presente, il velato scherno per coloro che non ne sanno nulla, e viene ripetuto il messaggio che infondo non c'è molto più da sapere di quello che viene detto.


Slogan contro slogan.

08-15-2008 @ 10:24,Piccolo manuale,Giancarlo,

È da un po' che cerco di organizzare i pensieri su come esporre le tecniche di manipolazione e le tecniche di difesa relative. Vorrei rimanere semplice ma proporre una esposizione completa e organica... e la cosa non mi viene bene.

Leggendo un sito che faceva una rapida carrellata sulle pubblicità ingannevoli (e fraudolente) in ambito medico, e che risale agli albori del "controllo di massa", mi sono reso conto che le tecniche di manipolazione, anche quelle più sottili, sono semplici. Spesso sono slogan. Il metterle in pratica e il riconoscerle è cosa diversa, ma nell'anima, ogni tecnica di manipolazione è uno slogan. Non solo, i manuali di comunicazione più "audaci" (o meglio, quelli meno etici) anche quando si mascherano dietro pretese di pseudo-scientificità sono in realtà fumo attorno a qualche brillante intuizione. Una lista di dieci slogan, che dovendo essere venduta alle multinazionali ed ai docenti universitari (o alle scuole di business), necessita anch'essa di un po' di propaganda, e quindi... di manipolazione. Manipolazione per veicolare la scienza (inesistente) della manipolazione.


Segue...