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Borse nervose: il rischio degli speculatori

In questo periodo, siamo sommersi da notizie su continui rialzi del valore dei titoli azionari e degli indici su tutte le borse mondiali. Nelle ultime settimane, in particolare, quasi tutte le borse europee hanno fatto registrare continui massimi storici, trainati anche dall'andamento dell'economia Statunitense.

Eppure, sia Alan Greenspan, il governatore della Federal Reserve (la Banca Centrale statunitense), sia Luigi Spaventa, presidente della Consob, stanno facendo la parte delle Cassandre, invitando gli operatori alla cautela.

Greenspan afferma che la crescita dei valori sui titoli azionari delle borse americane non è pienamente motivata da basi patrimoniali solide; in altre parole, gli investitori stanno pagando le azioni americane più di quanto esse valgano. Inoltre afferma che, indipendentemente da questo fenomeno, la crescita troppo veloce del valore delle azioni potrebbe innescare un ciclo inflazionistico molto dannoso: la borsa crea denaro velocemente, che entra in circolazione in tempi stretti; più denaro liquido circola, maggiore è il tasso di inflazione. Per impedire questi due fenomeni, la FED ha intenzione "elevare i tassi di interesse"; questo significa che renderà il credito più costoso per le imprese, inibendo la loro capacità di investire, e quindi di crescere. Con questa manovra si spera di frenare il ritmo di crescita dell'economia.

Esemplificando, Greenspan vede l'economia statunitense come una scala percorsa in salita al buio. Correndo, c'è il rischio di mettere un piede in fallo e cadere; solo procedendo con cautela si può essere sicuri di salire senza intoppi.

Luigi Spaventa, dall'altro lato dell'oceano, fa eco a Greenspan su tematiche leggermente diverse: egli ha affermato recentemente che "lo sviluppo della borsa (italiana e mondiale) sull'eco dell'interesse per i valori tecnologici è un fenomeno positivo" (Roma, 7 marzo 2000) , ma ha anche avvertito che il settore tecnologico è altamente instabile, e molte delle imprese che oggi sembrano più promettenti potrebbero sopravvivere. Egli non ha quindi puntato l'indice contro una crescita incontrollata dell'economia, ma ha chiesto agli investitori di considerare con attenzione il normale rischio di mercato, ossia il rischio che un impresa possa fallire, cosa che spesso viene dimenticata da chi opera in borsa.

E' interessante notare come le borse reagiscono a questi interventi. Molto spesso, pochi minuti dopo la diffusione dei comunicati, le borse crollano rapidamente, con perdite che si aggirano tra l'uno ed il tre percento, per poi recuperare lentamente in giornata quando lo shock si è assorbito, o addirittura il giorno dopo. Questo non è segno di un panico generale, di una corsa alla vendita; gli unici che possono essere così rapidi da reagire immediatamente a notizie di questo tipo sono gli operatori istituzionali, ossia coloro che per lavoro sono costantemente all'opera nelle borse. Questi operatori non si fanno prendere dal panico: sono professionisti o addirittura Istituzioni molto articolate, che muovono molti capitali a ragion veduta. Semplicemente, essi sanno che Greenspan e Spaventa, ed altre voci simili alle loro, hanno ragione, e che i loro interventi metteranno in fuga gli speculatori.


Ebbene, è vero che in questo periodo le borse stanno galoppando molto; è vero che gran parte di quel valore che hanno generato le borse è solido, basato su importanti aumenti di valore di imprese molto capaci; ma in tutto questo si è inserita sicuramente una notevole quota speculativa. L'azione degli speculatori è molto semplice: acquistano o vendono quantità notevoli di azioni o di titoli derivati in momenti cruciali della vita del titolo, per dare l'illusione al mercato che un certo titolo si stia muovendo in un certo modo; innescano così un processo di "attrazione" del risparmio su certi titoli: l'azione sale, i risparmiatori e gli investitori sono attratti dalla tendenza al rialzo del titolo e lo comprano, facendolo salire ancora. Quando lo speculatore ha guadagnato abbastanza, esce dall'investimento. Il titolo può variare il suo valore in modo molto rapido, o tornare lentamente ai valori di partenza; la cosa non ha importanza. Se l'investitore compra un titolo quando il suo prezzo non è quello di mercato, rischia fortemente di perdere una parte del capitale investito.


Esistono strategie di difesa da questo tipo di andamenti del mercato: l'investitore può uscire dal mercato azionario quando le borse internazionali sono "nervose" per rivolgersi all'obbligazionario. Le obbligazioni sono infatti titoli a rendimento molto più stabile del rendimento offerto dalle azioni, e possono costituire una valida difesa del proprio capitale. Se l'obiettivo è quello di proteggersi dalle altalene del mercato, è meglio orientarsi su obbligazioni a tasso fisso (che ci dicono in anticipo quanto prenderemo a scadenza) o a tasso indicizzato su parametri legati all'economia reale: l'inflazione, i tassi di sconto (come l'Euribor) ecc. In questo modo siamo "immunizzati" dai rischi economici più classici, come la perdita di valore del capitale a causa dell'inflazione.

Un altra strategia simile può essere attuata grazie alle obbligazioni a tasso crescente, che danno rendimenti inferiori nei primi anni e superiori negli anni successivi. In questo modo, anche se l'obbligazione non segue l'andamento dell'inflazione, si potrà comunque contare su di una cedola crescente con il passare del tempo.

Infine, si possono delegare le scelte di investimento orientandosi su fondi comuni di tipo obbligazionario. I fondi di questo tipo, infatti, applicano delle scelte di investimento che tendono a proteggere il capitale investito dai rischi economici più comuni. Si possono scegliere fondi con diversi rapporti rischio / rendimento; alcuni fra questi sono molto validi come strumento di difesa del patrimonio dalle oscillazioni del mercato.



Giancarlo Niccolai.