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La finanza etica

In questo periodo si parla molto di finanza etica; si tratta di una modalità particolare di impiego del risparmio che va a favore di progetti eticamente elevati, e che ben difficilmente potrebbero trovare credito pagandolo ai prezzi di mercato. Ma per capire bene cosa sia davvero la finanza etica e come sia possibile che questa generi risultati utili per la società senza compromettere

l´economicità dei soggetti che la esercitano, è necessario partire lontano: dobbiamo capire come funziona l´economia di mercato. Si fa riferimento all´economia di mercato, o del libero scambio, quando si studiano quei modelli teorici che idealizzano il funzionamento del mercato privo di ogni contesto istituzionale. La disciplina che si occupa di questo è chiamata Economia Politica, e la sua specializzazione che studia i mercati e la competizione è detta Microeconomia. In Microeconomia, esiste un concetto basilare che guida l´operatività dei mercati: l´efficienza. Vilfredo Pareto, un insigne economista del secolo scorso, definì l´efficienza come quella situazione in cui non è possibile migliorare le condizioni economiche di un partecipante al mercato senza peggiorare le condizioni di uno o più altri attori del mercato.

Facciamo un esempio: nel mercato dell´acqua di Fontana Fredda, il signor Rossi ed il signor Bianchi sono gli unici che imbottigliano l´acqua del torrente. Il torrente eroga 100 litri di acqua al giorno; se Rossi imbottiglia, ad esempio, 30 litri e Bianchi ne imbottiglia 40, in totale essi imbottigliano 70 litri, mentre sarebbe possibile imbottigliarne fino a 100. Si dice dunque che la situazione non è pareto-efficiente, ossia che sarebbe possibile migliorare la produttività di almeno un operatore senza peggiorare quella degli altri. Se Bianchi imbottiglia un altro litro, arriverà a quota 41, senza intaccare la quota di Rossi che mantiene una produzione di 30. Ora l´economia di Fontanafredda produce 71 litri di acqua, mentre prima ne produceva 70, quindi la situazione è migliorata. Il discorso continua fino a che non si raggiunge quota 100. Quando la somma delle produzioni degli operatori raggiunge il massimo livello sopportato dalla struttura del mercato, si ha la situazione efficiente. Si badi bene che questo è vero sia che Bianchi si accaparri tutta la quota di acqua rimasta (producendo 70 litri di acqua contro i 30 di Rossi), sia che Rossi prenda il sopravvento (producendo 60 litri contro i 40 di Bianchi), sia che si arrivi a qualunque situazione intermedia. L´insieme dei possibili risultati che "sfruttano al massimo" la struttura economica è detta curva dell´efficienza.

Il problema di questa semplice e tutto sommato condivisibile idea dell´efficienza è che non prevede alcun concetto di equità. Tutta la produzione di un mercato potrebbe essere coperta da un solo attore, o da pochi produttori, e si potrebbe avere una situazione efficiente. Si dice in questi casi che esiste un problema allocativo.

La Microeconomia non considera nei suoi calcoli il tempo. La situazione economica è efficiente anche se l´intera produzione è nelle mani di un solo attore, ma questo solo oggi. Quando domani questo produttore vorrà vendere quello che produce, non potrà venderlo a nessuno perché nessuno sarà in grado di comprarlo. Quindi un economia efficiente oggi può crollare domani, se il mercato si trova in uno stato di squilibrio allocativo. Non è migliore nemmeno la situazione opposta, nella quale tutti gli attori del mercato si trovano ad avere le stesse risorse; infatti, in questo caso, nessuno produce più nulla di interessante per gli altri: ognuno dispone delle stesse risorse. Si cade allora nella così detta "deflazione", ossia in un continuo ribasso dei prezzi, estremo tentativo degli operatori di rendere interessanti le loro merci, che invece porta al collasso l´economia.

Quindi, la giusta allocazione per il mercato è una situazione intermedia nella quale alcuni operatori producono di più, e quindi generano più reddito, di altri. Quale sia il giusto equilibrio, ad oggi, nessuno lo sa; si può solo intuire che tale equilibrio esiste, e che gli Stati più economicamente avanzati alternano momenti di crisi o di benessere diffuso a seconda degli "errori" che commette il mercato nell´allocazione delle risorse.

A causa di questo tipico "fallimento del mercato" gli Stati si occupano della ridistribuzione del reddito tra i propri cittadini, tassando (o cercando di tassare) gli attori economici dotati di maggiore reddito per garantire a tutti un livello minimo di servizi garantiti, ma anche di reddito e quindi di capacità di consumo.

E qui entra in gioco la finanza etica. Anche la finanza, ossia la trasmissione nel tempo e nello spazio di capitali, è un bene economico, e quindi esiste un mercato finanziario, come si sente dire spesso in televisione. Così come nel mercato dell´acqua di Fontanafredda, anche nei mercati finanziari si comprano e si vendono beni, sotto forma di debiti e crediti. Essendo un mercato, come abbiamo visto prima, la sua efficienza statica (paretiana) può generare comunque gravi problemi allocativi: l´utilizzo di tutto il credito disponibile nel mercato può essere concentrato nelle mani di pochi erogatori, e l´utilizzo del debito può essere malamente allocato su pochi prenditori. Anche se il mercato è efficiente, dunque, può darsi che le sue prospettive siano poco felici, per colpa di errori di allocazione che il mercato, per sua natura, può commettere.

La finanza etica è così chiamata poiché il mandato istituzionale di coloro che la praticano è quello di sostenere progetti a sfondo umanitario: il sostegno a progetti di ricerca su gravi malattie ancora senza cura, o piani tesi a riqualificare e migliorare le condizioni di vita di alcune comunità, o progetti per l´elevazione delle condizioni culturali e morali di alcune aree territoriali, e non solo nel terzo modo, ma anche "in casa nostra", ossia nei paesi industrializzati. Ben difficilmente questi progetti potrebbero avere credito presso i tradizionali canali finanziari, e questo non per la rischiosità dei progetti, quanto per gli alti tassi di interesse che renderebbero impossibile il rientro a quanti tentano di avviare un´attività che non mira primariamente a produrre reddito.

Dunque, la finanza etica mette dei capitali a disposizione di chi desidera avviare imprese il cui scopo principale non sia il lucro. Questo non significa che tali imprese siano antieconomiche, o che comunque necessitino solo di "donazioni"; significa semplicemente che per forza di cose la loro capacità di generare reddito sarà minore di chi si dedica interamente a trarre profitto dalla propria attività. Quindi, se i prezzi del mercato finanziario sono "tarati" su tali attività lucrative, l´accesso al credito ordinario da parte delle organizzazioni non a scopo di lucro è abbondantemente limitato, se non di fatto negato. La finanza etica esce dagli schemi del mercato, raccogliendo credito a prezzi inferiori a quelli presenti nei mercati finanziari, ed erogando prestiti a operatori fuori dal giro dell´alta finanza.

Indipendentemente dalle lodevoli finalità etiche che si prefigge, la finanza etica svolge anche un

importante ruolo economico nel migliorare la situazione allocativa del mercato finanziario, migliorandone quindi le prospettive di sopravvivenza nel lungo periodo. Abbiamo infatti visto come un mercato che commette errori allocativi, seppur economicamente efficiente nel breve periodo possa collassare dopo poco tempo. In questo senso, la finanza etica aiuta il mercato finanziario a prosperare, e per questo motivo, i meccanismi del mercato premiano gli operatori etici. Infatti, esattamente come in natura, anche nel mercato esiste una selezione naturale: non sopravvive semplicemente il migliore, ma sopravvive l´individuo che porta dei vantaggi al sistema, mentre chi crea danno allo stesso, o chi si pone in una posizione di mero sfruttamento, presto o tardi ne viene escluso.

Riassumendo, i meccanismi di mercato possono commettere degli errori allocativi, che nel lungo periodo possono portare un mercato (anche efficiente) alla disgregazione. La finanza etica raccoglie risparmio ed eroga credito a prezzi e condizioni fuori mercato, garantendo di fatto una migliore situazione allocativa al sistema finanziario. Quindi, un mercato finanziario nel quale

si trovano ad operare anche operatori etici ha maggiori probabilità di prosperare, e questo indipendentemente dal carattere umanitario e altruistico della finanza etica.

Giancarlo Niccolai.